{"id":8,"date":"2016-04-29T17:09:14","date_gmt":"2016-04-29T15:09:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/?p=8"},"modified":"2016-05-03T00:01:13","modified_gmt":"2016-05-02T22:01:13","slug":"il-pianeta-proibito-1956-di-fred-mcleod-wilcox","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/2016\/04\/29\/il-pianeta-proibito-1956-di-fred-mcleod-wilcox\/","title":{"rendered":"Il Pianeta Proibito (1956) di Fred McLeod Wilcox"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-20 alignleft\" src=\"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Forbiddenplanetposter-195x300.jpg\" alt=\"Forbiddenplanetposter\" width=\"195\" height=\"300\" \/>Il Pianeta Proibito \u00e8 ritenuto a tutt\u2019oggi il miglior film di fantascienza degli anni \u201950. Il successo venne soprattutto dai risvolti classici della vicenda, attinta direttamente da <em>La Tempesta<\/em> di Shakespeare; ma anche per gli effetti speciali (strabilianti per l\u2019epoca) curati in parte dalla Walt Disney. <!--more-->A quasi cinquant\u2019anni dalla sua uscita, corrono voci che la DreamWorks di Steven Spielberg stia preparando il remake di questo classico della fantascienza interpretato allora da Walter Pidgeon e da un irriconoscibile (e pi\u00f9 serio) Leslie Nielsen. Le notizie frammentarie dicono che i diritti dell\u2019opera originale del 1956 sono stati acquistati da Mike De Luca, nuovo direttore della DreamWorks, dopo essere stati per diciotto mesi chiusi a chiave negli uffici della New Line. A inizio 2009 \u00e8 stato annunciato un remake, con Joel Silver alla produzione e la sceneggiatura di\u00a0J. Michael Straczynski, ma il progetto non \u00e8 stato sviluppato oltre.\u00a0La vicenda originale prevede lo sbarco di un equipaggio terrestre alla ricerca di un team di scienziati e coloni scomparso sul pianeta Altair IV. L&#8217;adattamento \u00e8 un\u2019impresa alquanto difficile, se si pensa che il film divenne ben presto un mito, tanto da aver dato vita ad vari tentativi di imitazione (mai per\u00f2 accreditate dall\u2019idea originale) e di essere stato fonte di innumerevoli citazioni: non ultima quella inserita nel romanzo \u201cThe Tommynockers\u201d di Stephen King.<\/p>\n<p>Space-opera brillante e intelligente, <em>Il pianeta proibito<\/em> costituisce per gli anni Cinquanta quello che film come <em>Guerre Stellari<\/em> o <em>Incontri ravvicinati del terzo tipo<\/em> rappresenteranno per gli anni Settanta, fissando nuovi parametri nell\u2019immaginario del cinema di fantascienza. Robbie il robot, gli immensi laboratori dei Krell (ai quali fanno eco i vertiginosi interni della Morte Nera in Guerre Stellari), le scene interplanetarie che aprono il film (molti dei modelli ed effetti impiegati verranno ripescati e utilizzati in produzioni future), persino il disegno degli abiti e delle armi stabiliscono nuovi punti di riferimento per il genere. Tutto sommato, questo film abbraccia quasi tutti i temi, i personaggi e i clich\u00e9 tipici del cinema di fantascienza: dall\u2019esplorazione spaziale all\u2019avventura, dall\u2019ipertecnologia ai rischi dell\u2019onniscienza, dal mostro al robot, dalla pupa spaziale alla macchietta comica, dallo scienziato folle all\u2019eroe e, sia pure di riflesso, all\u2019alieno. E\u2019 inoltre una pellicola che trae ispirazione dalla fantascienza letteraria del suo tempo (l\u2019impossibilit\u00e0 del robot di nuocere a un essere umano, ispirata alle leggi della robotica asimoviane, l\u2019utilizzo di vocaboli tipici della narrativa)\u2026 La civilt\u00e0 perduta dei Krell, abissalmente superiore alla nostra ma non per questo immune agli stessi pericoli, viene presentata di riflesso dalla loro tecnologia; dalla forma delle loro porte, invece (un grosso pentagono basso e tozzo), possiamo intuire la loro conformazione fisica. Il mostro generato dal subconscio di Morbius, una suggestiva animazione realizzata presso gli studi della Disney, si intravede solo nel momento in cui attraversa il campo di energia intorno alla nave, invisibile come il subconscio \u00e8 celato alla coscienza umana. (M. Carit\u00e0)<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 menzionato il film \u00e8 stato influenzato dalla commedia <em>La tempesta<\/em> di Shakespeare, ma se la trama ha ben poca corrispondenza, si possono invece rilevare similarit\u00e0 tra i personaggi, in particolare: Prospero = dr. Morbius; Miranda = Altaira; Ariel e Caliban = robot Robby. Le ambientazioni ricordano in qualche modo quelle di un altro classico: <em>Metropolis<\/em>. Per gli spettatori coevi alcune delle tecnologie impiegate nella navicella spaziale erano interessanti, sia per il confronto con le tecnologie reali sia per l\u2019influenza prodotta sulla successiva fantascienza. L\u2019astronave dispone di un non meglio specificato sistema di propulsione interstellare ad altissima velocit\u00e0, ma la navigazione avviene manualmente. Anche il fatto che, nella parte finale del film, sia il robot Robby a guidare la nave \u00e8 una novit\u00e0. La teoria della relativit\u00e0 postula che superare la velocit\u00e0 della luce sia impossibile (anche se sono in seguito state teorizzate altre possibilit\u00e0, come i wormhole), e pensare di guidare manualmente una nave spaziale sembra assurdo, nell\u2019epoca dei computer.<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-12 alignright\" src=\"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Robbie-The-Robot-2-300x300.jpg\" alt=\"Robbie The Robot 2\" width=\"300\" height=\"300\" \/>Il robot Robby fu l\u2019oggetto scenico cinematografico pi\u00f9 costoso mai costruito all\u2019epoca e fu successivamente impiegato anche nel film <em>Il robot<\/em> e lo <em>Sputnik<\/em>. Divenne anche un giocattolo molto popolare, ed \u00e8 in qualche modo un antesignano di tutti i robot dei film di fantascienza. Fece una piccola apparizione anche nel film <em>Gremlins<\/em> nel 1984, visibile sullo sfondo durante una conversazione telefonica all\u2019incontro degli inventori. Tra le sue rare apparizioni cinematografiche successive ricordiamo anche <em>Le ragazze della Terra sono facili<\/em> (1988) e <em>Looney Tunes: Back in Action<\/em> (2003). Sul piccolo schermo Robby \u00e8 apparso in tre episodi della serie TV cult <em>Ai confini della realt\u00e0<\/em>, in uno dei quali rivestiva addirittura il ruolo di protagonista. Il robot appare inoltre in un episodio della serie poliziesca <em>Colombo<\/em>, dove \u00e8 una semplice macchina costruita da alcuni ricercatori di un\u2019industria elettronica, scena di un omicidio. Pur non parlando, l\u2019automa si rivela la chiave risolutiva delle indagini dell\u2019eccentrico detective italoamericano. E\u2019 apparso anche in un episodio de <em>La famiglia Addams<\/em> intitolato \u201cIl piccolo aiutante di Lurch\u201d trasmesso per la prima volta il 18 marzo 1966. Robbie era il robot che Gomez realizzava per dare una mano a Lurch nei lavori domestici e che si rivelava \u201ctroppo bravo\u201d, rendendo Lurch inutile e depresso.<\/p>\n<p align=\"left\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8y4crGU7dkg?rel=0\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Pianeta Proibito \u00e8 ritenuto a tutt\u2019oggi il miglior film di fantascienza degli anni \u201950. Il successo venne soprattutto dai risvolti classici della vicenda, attinta direttamente da La Tempesta di Shakespeare; ma anche per gli effetti speciali (strabilianti per l\u2019epoca) curati in parte dalla Walt Disney.<\/p>\n<p> <a class=\"continue-reading-link\" href=\"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/2016\/04\/29\/il-pianeta-proibito-1956-di-fred-mcleod-wilcox\/\"><span>continua<\/span><i class=\"crycon-right-dir\"><\/i><\/a> <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[4],"tags":[18,16,15,8,19,13,14,17],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8\/revisions\/48"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gianfranco-marchioni.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}